Siamo talmente abituati a strisciare le nostre carte per concludere rapidamente un acquisto o a mettere i prodotti American Express a confronto con quelli di MasterCard per riuscire a effettuare transazioni dall'estero che spesso dimentichiamo come, dietro uno strumento d'uso quotidiano, possano celarsi dei rischi notevoli.

Nel momento in cui vagliamo le diverse opportunità a nostra disposizione, anche se sempre più di frequente capita di informarsi su PayPal o altri servizi che garantiscono una maggiore sicurezza nelle transazioni, tendiamo a sottovalutare l'importanza di poter proteggere i dati annessi alla nostra carta e, più spesso di quanto non crediamo, possiamo cadere vittima di truffe e furti d'identità.

Proprio su questo tema si è soffermata l'ultima indagine commissionata da Crif a Smart Reasearch la quale rivela come, nonostante i rischi relativi al furto d'identità sulla carta di credito siano ormai ben noti, non è ancora molto diffusa una conoscenza basilare su come tutelarsi, soprattutto per quanto riguarda la rete.

La maggior parte degli italiani, infatti, si dimostra inconsapevole rispetto alle conseguenze derivanti dalla condivisione di informazioni personali sul web e il livello di attenzione si alza solo una volta scoperto l'avvenuto furto d'identità che si verifica in 1 caso su 6.

La tecnica più diffusa per carpire i dati personali dagli utenti è il phishing, ovvero l'invio di mail che imitano la grafica di siti bancari o postali con l'obiettivo di ottenere le credenziali del cliente, a cui viene sottoposto il 60% dei rispondenti. Il 7% dichiara inoltre di aver risposto a mail fraudolente.

Anche la clonazione della carta di credito avviene ancora frequentemente, difatti 1 italiano su 8 ha scoperto, suo malgrado, di aver subito questa truffa attraverso il servizio di sms alert (che segnala via messaggio i movimenti effettuati), dagli avvisi della banca o leggendo l'estratto conto mensile.

Più della metà delle persone truffate rivela di essere a conoscenza delle dinamiche che hanno favorito la clonazione e, nello specifico, il 39,7% degli utenti ha dichiarato che i dati della carta sono stati clonati durante un acquisto su internet.

Oltre il 40% dei consumatori attribuisce la causa del furto di identità all'essere stati derubati di documenti o strumenti di pagamento, ma anche all'aver subito un'invasione della propria casella mail o un'immissione esterna durante lo svoglimento di una transazione su un sito di e-commerce.

Il 33% degli intervistati, inoltre, riconosce come possibile fattore di rischio l'aver pubblicato dati personali su social network.

Consapevoli di simili pericoli, gli intervistati attuano anche dei comportamenti volti a tutelare i propri dati personali: il 59% evita di cliccare su link sospetti, il 49% si affida ad antivirus gratuiti e il 36% usa antivirus a pagamento.

Nonostante la crescente attenzione nei confronti della tutela dei dati personali, i metodi adottati per proteggersi sono molto disomogenei e non sempre efficaci.

La capacità di tutelarsi al meglio, infatti, deriva primariamente dalla cultura informatica di cui dispongono le persone e dalla volontà di informarsi non solo sulle minacce presenti, ma anche sulle soluzioni per difendersi.

A questo proposito, 1 intervistato su 3 dichiara di informarsi in modo generalista, mentre il 15% ammette di non porsi nemmeno il problema.

Il livello di attenzione, come abbiamo già detto, si alza solo dopo aver subito un tentativo di truffa, motivo per cui ben il 57,1% degli intervistati ha adottato comportamenti preventivi attivi.

"La ricerca ci ha permesso di capire qual è il livello di conoscenza e di reattività degli italiani rispetto al furto di identità e alle diverse tipologie di frode che possono essere commesse grazie alla sottrazione dei dati personali" illustra Beatrice Rubini, Direttore Personal Solutions and Services di Crif. "Seppur si sia diffusa rispetto ad alcuni anni fa la conoscenza di questi fenomeni, tuttora vengono ampiamente sottovalutati i rischi di lasciare troppe tracce di sé sul web e non sempre sono adeguati, se non addirittura assenti, gli strumenti utilizzati per proteggere i dati su smartphone, PC e tablet. Questo è tanto più vero per i giovani rispetto alla popolazione più adulta, che accede al web anche per gestire i propri conti bancari. Nel complesso la componente di utilizzo ludico del web distoglie l'attenzione dai rischi".