Chi ama fare acquisti è abituato ad utilizzare la propria carta di credito, sia che questa si colleghi a un circuito di American Express, oppure di Visa. La carta ci segue anche quando siamo all'estero, vuoi per piacere o per lavoro.

Ecco che allora sapere qual è la migliore carta di credito è importante se si vuole avere un prodotto che unisca la comodità alla convenienza. Avere una buona carta di credito è utile soprattutto quanto siamo all'estero.

Infatti per molti è meglio non utilizzare i contanti ma direttamente la moneta elettronica. Ma cosa succede se all'estero veniamo spiati, cioè se ci vengono "catturati" i dati della carta a nostra insaputa? È quello che succede per esempio in America, dove il Consumer Financial Protection Bureau americano ha dichiarato di effettuare dei prelievi di informazioni regolari.

Per ora la raccolta di dati è stata pari a 991 milioni di carte di credito di abitanti USA. La motivazione portata da CFPB è che questa è semplicemente una ricerca di mercato, ma le preoccupazioni dei consumatori sono tante, e anche le associazioni si stanno mobilitando.

L'House Financial Services Commitee, al riguardo, ha voluto parlare direttamente con Richard Cordray, che presiede il Consumer Financial Protection Bureau. La domanda che è stata posta a Cordray è stata "Può personalmente garantire che le informazioni dei consumatori rimangono al 100% al sicuro?"

Mr. Cordray ha risposto candidamente che questo non è possibile, ma nello stesso tempo ha cercato di assicurare che questo non determina una minore incidenza nella privacy degli americani. C'è da dire che comunque il CFPB non è l'unico che spia i possessori di carta di credito, ma c'è anche la NSA, quindi per i consumatori è sempre più difficile essere informati su cosa accade ai propri dati.

Steven Antonakes, vice direttore del CFPB, ha dichiarato che sono sotto controllo 18 banche tra le maggiori degli USA, si parla quindi di circa il 90% delle carte di credito tenute sotto controllo. Ma che cosa è questo data mining, e a cosa serve?

Di base si tratta di un controllo che incrocia 96 tipologie di dati per carta di credito: dal bilancio mensile, al codice postale, dalle spese al limite di credito e non solo, perché infatti tra tutti questi dati c'è anche il codice della carta, che è il principale accesso.

Per rispondere alla seconda domanda, la motivazione dietro al data mining sarebbe carpire le abitudini dei cittadini per puri scopi di marketing. Di contro però le associazioni dei consumatori dicono che per questo basterebbero meno della metà dei 991 milioni di carte controllate.