Tutto è stato rinviato all'1 luglio del 2014, ma la Web Tax in Italia incombe ancora, con tutti i suoi potenziali effetti, a detta di molti negativi, sul mondo di Internet. Per semplificare, come peraltro riporta anche la Cgia di Mestre, le norme sulla Web Tax prevedono che le aziende che vendono pubblicità online debbano non solo avere una partita Iva italiana, ma anche adeguarsi a quello che è il regime fiscale del nostro Paese.

L'obiettivo dell'Erario è chiaramente quello di andare a tassare i grandi player dell'advertising online come Google sebbene da qui al mese di luglio del 2014 potrebbero esserci novità di rilievo sulla Web Tax considerando il coro di proteste di chi con le attività online ci lavora, fa impresa e crea nuovi posti di lavoro. In ogni caso dallo scorso 1 gennaio del 2014 una norma è già entrata in vigore proprio sulla pubblicità online.

Nel dettaglio, come riporta l'Associazione degli artigiani mestrina, l'acquisto di pubblicità online potrà avvenire dal corrente anno solo ed esclusivamente con mezzi di pagamento tracciabili, quindi per esempio con una prepagata, una carta di credito, e chiaramente anche con bonifico bancario dal conto corrente.

Inoltre, c'è l'obbligo che nella transazione legata all'acquisto di pubblicità online vengano riportati i dati identificativi del beneficiario. Saranno poi proprio gli intermediari finanziari a comunicare al Fisco italiano, nell'ambito delle attività di monitoraggio, le operazioni effettuate con la moneta elettronica e con tutti gli altri strumenti di pagamento tracciabili.