Chi subisce una truffa attraverso prelievi o pagamenti non autorizzati con la carta di credito, deve procedere tempestivamente a disconoscere gli addebiti. In tal caso occorre darne comunicazione all'intermediario finanziario in modo tale da ottenere il rimborso, ma non sempre l'emittente lo strumento di pagamento è disposto ad accollarsi il danno. Che fare allora?

Ebbene, innanzitutto occorre sempre essere diligenti nel controllare le movimentazioni della carta di credito. Trattasi di un'operazione effettuabile oramai online, e se ci sono addebiti non autorizzati occorre subito darne tempestiva comunicazione. Così come è bene mensilmente controllare con attenzione l'estratto conto senza tralasciare eventuali variazioni contrattuali applicate dall'intermediario finanziario.

Detto questo, se l'intermediario non eroga il rimborso causa truffa, ad esempio a causa del cosiddetto phishing, allora è possibile rivolgersi all'ABF, all'Arbitro Bancario Finanziario. Sulla questione recentemente proprio l'ABF ha dato ragione ad un cliente in accordo con quanto riportato dalla Confconsumatori.

Nel dettaglio, il titolare della carta di credito, truffato attraverso il phishing, ha ottenuto il rimborso relativamente a tre prelievi non autorizzati. Secondo l'ABF spetta all'intermediario finanziario offrire al cliente tutte le tutele necessarie contro la pirateria informatica disponendo di conseguenza, a carico dell'intermediario finanziario, il risarcimento delle somme prelevate indebitamente, per 600 euro complessivi, unitamente alle spese di procedura.