Dall'1 gennaio del 2014 anche per gli studi professionali scatterà in Italia l'obbligo di avere il Pos al fine di incassare i pagamenti dei clienti. Trattasi di una misura che da un lato punta a contrastare l'evasione fiscale, ma che dall'altro introduce ulteriori costi a carico di professionisti come ad esempio gli architetti.

Come minimo annualmente i costi di tenuta di un Pos sono pari a 60 euro, ma il paradosso è dato dal fatto che non tutte le parcelle si possono saldare con la carta di credito. Per gli importi più elevati, infatti, sono necessari altri mezzi di pagamento tracciabili come il bonifico bancario e le carte di debito e di credito virtuali.

E così il Cnappc, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, a pochi mesi dall'entrata in vigore dell'obbligo del Pos si è rivolto ai ministeri competenti, ed in particolare ai Ministri Saccomanni e Zanonato, affinché per gli architetti possa esserci l'esenzione.

Gli architetti non vogliono il Pos sia perché costa troppo, sia perché ad esempio per pagare una parcella di 4.000 euro la maggioranza delle carte di credito è tagliata fuori come strumento di pagamento in quanto i plafond sono di norma più bassi.

Oltre al canone per il Pos, inoltre, gli architetti poi devono riconoscere anche le commissioni sulle transazioni con le carte di credito. Ed in tal caso i professionisti temono che le banche possano approfittarne innalzando le commissioni applicate sulle transazioni che vengono effettuate con la moneta elettronica.