È ormai uno scandalo di rilevanza mondiale quello che ha colpito numerosi marchi del web media negli Stati Uniti. Dopo l'accusa mossa a Verizon si allunga infatti la scia di sospetti riguardo ai dati sensibili in possesso di note aziende del settore media e tech. Ad essere spiate molte informazioni personali, compresi dati relativi alle carte di credito.

L'inchiesta condotta da alcuni giornali statunitensi si starebbe allargando a macchia d'olio, coinvolgendo nomi altisonanti nel mondo del web come Google, Facebook, Microsoft, Yahoo, PalTalk, AOL, Skype, YouTube e Apple.

Una grande e inquietante strategia commerciale starebbe dietro a quest'opera di occulta sottrazione di informazioni da parte di aziende leader nel settore della comunicazione web. Il tutto grazie a un programma informatico: Prism è il suo nome. Un software in grado di entrare nei server e monitorare milioni di utenti allo scopo di raccogliere informazioni preziose a scopi commerciali. Posta elettronica, messaggi in chat, documenti privati, fotografie e anche dati relativi a transazioni con carte di credito nei database di una lunga serie di aziende citate esplicitamente nel software.

Tutte le compagnie chiamate a giustificarsi di fronte a queste azioni di spionaggio ovviamente smentiscono ogni tipo di legame con il programma Prism, individuato come lo strumento causa di questo flusso illecito di informazioni.

In qualsiasi modo andrà a finire l'inchiesta, sarà difficile levarsi il fastidioso pensiero che queste compagnie, aventi il monopolio del mondo social web, possano in qualche modo accedere a informazioni strettamente personali. Ma internet sarà mai un mondo sicuro? Fin quando non avremo risposte certe a questa domanda conviene andarci cauti nella condivisione di informazioni sensibili. Ne va della nostra privacy.