È un ragazzo di soli 29 anni con gli occhiali e il viso pulito, l'ex assistente informatico della Cia che ha tradito il governo americano, l'uomo chiave che ha permesso al mondo intero di scoprire una fitta e tentacolare rete di vergognosi spionaggi ad ampio raggio compiuti a discapito degli ignari cittadini americani (e non solo).

Venivano spiate documenti personali e addirittura dati relativi a transizioni con carte di credito, oltre a fotografie, video, chat e altro ancora. Una storia torbida e un'inchiesta che coinvolge il presidente Obama, i Servizi Segreti e dà prova della totale assenza di tutela del fondamentale diritto alla privacy dei cittadini residenti negli Stati Uniti.

Tutto questo è avvenuto, e forse ancora avviene, all'interno di uffici nascosti (chissà dove), grazie al programma Prism, una piovra informatica da cui scaturisce uno dei più grandi scandali americani degli ultimi anni: il Datagate. No, non è un film, non è la classica americanata. Questa volta è tutto vero.

Lui, Edward Snowden, il giovane ex tecnico informatico della Central Intelligence Agency sapeva da tempo cosa succedeva nella Nsa, ma non poteva sopportarlo e, soprattutto, non poteva farne parola con nessuno. Un forte conflitto interiore (e d'interessi) che è durato mesi e che alla fine, per fortuna, ha fatto prevalere l'onestà e la volontà di difendere il diritto alla privacy e la libertà della comunicazione. Solo lui poteva salvare il mondo, poteva difendere la libertà di espressione, di condivisione e di spensieratezza che internet regalava agli americani e alle genti di tutto il mondo. Per farlo però l'unico modo era tradire, diventare una talpa e smascherare il tetro gioco del programma Prism davanti al mondo intero.

Non deve essere stata una decisione facile, perché da buon americano Snowden ama l'America: ha un ottimo stipendio, ha una fidanzata, ha una casa alle Hawaii, ha tanti amici e sa che il suo tradimento potrebbe essere punito dal governo anche con il carcere.

Quando decide di rivelare tutto al Guardian, circa una settimana fa, ormai non lavora più alla Cia ma collabora con una delle più grandi agenzie di sicurezza privata americane, la Booz Allen Hamilton. Così decide di contattare il Guardian, di rivelare tutto ciò che il governo Obama permette di fare e, soprattutto, di rivelare la sua vera identità. Ricercato e altamente punibile, perché con la rivelazione di questo macchinoso grande fratello mediatico avrebbe compiuto gravi violazioni di condotta (come se il governo americano spiando milioni di americani fosse invece dalla parte del bene), ora Edward Snowden si troverebbe a Hong Kong con la speranza di ottenervi asilo politico.