Zygmunt Bauman, noto sociologo polacco, nonostante la sua avanzata età (87 anni,per la precisione), è riuscito a fornirci, attraverso un esile libricino, intitolato "Il capitalismo parassitario" (2009), ancora una volta, una lucida e singolare rappresentazione del mondo contemporaneo.

Il sociologo, senza perdersi in inutili "frasi di circostanza", affronta, sin dalle prime pagine, il problema dell'attuale stretta creditizia, sottolineando che essa non è il segnale della fine del capitalismo, bensì solo dell'esaurimento di uno dei "pascoli " di cui esso si serve. Il sistema capitalistico, infatti, utilizza, di volta in volta, "terre vergini",le quali sono selezionate per essere "sedotte",ovvero sfruttate, ed abbandonate. Proprio per tal ragione, esso è rappresentato come un sistema parassitario: può, infatti, crescere e sopravvivere, fino a quando trova un organismo non ancora sfruttato del quale nutrirsi.

Nonostante le valide analisi di Rosa Luxemburg, nessuno è stato in grado di ipotizzare che i paesi esotici non sarebbero stati gli unici potenziali "ospiti" dei quali il capitalismo poteva nutrirsi. Bauman accompagnandoci quasi "per mano" nella lettura, ci mostra che i nuovi potenziali ospiti, dai quali esso trae il nutrimento per sopravvivere, sono proprio i cittadini degli Stati fondati su un economia capitalistica.

Sorge spontaneo il dubbio: come è stato possibile tutto ciò senza che noi ci accorgessimo di alcunché? Il sociologo polacco ci fornisce anche in questo caso una risposta molto valida.

Quando una trentina di anni fa, furono lanciate sul mercato le carte di credito erano accompagnate dallo slogan: "Togliete l'attesa dal desiderio". Così, mentre un tempo per soddisfare i "capricci", bisognava stringere la cinghia fino allo sfinimento, oggi è possibile goderne adesso e pagare poi, grazie alla "benevolenza" delle banche. Quel "poi" diventa nel tempo sempre più lontano e remoto ed i debiti si accumulano, come nelle storie che sono citate da Bauman, ove talvolta i protagonisti sono dei giovani studenti universitari già indebitati fino al collo.

Le persone accumulano sempre più debiti e, come osserva il sociologo, "le banche e le società di carte di credito contano ormai sul "servizio" continuato del debito invece che sul pronto rimborso dello stesso". Si stipulano nuove finanziare per coprire i debiti delle vecchie, creando cosi un circolo improduttivo, dove in alcuni paesi, in cui il capitalismo è più maturo, come la Gran Bretagna, "il debito al consumo non rimborsato supera il totale del prodotto interno lordo".

Quello che ormai ci lega all'indebitamento è una droga, una droga molto pesante, di cui non riusciamo più a fare a meno. E fino a quando non saremo completamente disintossicati, la fine del sistema capitalistico sarà ancora molto lontana.