Carte di credito, bancomat, prepagate. Comode, senza dubbio. Sicure, certamente (almeno finché non te le clonano). Fiscalmente ineccepibili, grazie a quella tracciabilità che dovrebbe risolvere l'annoso problema dei pagamenti in nero. Purtroppo, però, spesso nemiche del risparmio.

In tempi di crisi, il ritorno al caro, vecchio e buon contante è certamente una soluzione contro gli sprechi, quelli che in breve tempo portano il conto in rosso e tanti problemi in casa.

Certo, il contante bisogna averlo e purtroppo non basta attenersi solo all'uso della moneta sonante per veder rifiorire la propria economia domestica, quando un lavoro manca e non si ha la possibilità di altri guadagni. Sicuramente però, il ritorno all'euro (anche se molti auspicherebbero quello alla lira) può essere d'aiuto quando le entrate sono modeste, e fare in modo che queste non superino le uscite diventa un'esigenza imprescindibile e una sfida quotidiana. In pratica, quanto accade alla maggior parte di noi.

Il problema e la sua soluzione almeno parziale nascono dall'impatto psicologico che le carte di credito o il bancomat hanno sulla nostra percezione di acquisto. Per quanto oculati si possa essere nel distinguere il necessario dal superfluo, queste comode tessere finiscono inevitabilmente per farci spendere più di quello che penseremmo, e soprattutto più di quanto si riesca a risparmiare, dandoci la falsa convinzione di una disponibilità monetaria più grande di quella effettiva.

Non avendo la possibilità di visualizzare e toccare fisicamente il contante, il nostro cervello percepisce in maniera minore l'esborso di denaro, e soprattutto quanto resti sul conto corrente prima che la banca ci chiami a renderne ragione. Bisogna poi tenere in considerazione che non siamo dei registratori di cassa, e si finisce sempre per mettere nel dimenticatoio qualche spesa già fatta, convincendosi così di avere ancora un abbondante margine per poi accorgerci del contrario appena arriva l'estratto conto.

Fissare invece un limite mensile, e prelevarlo in moneta contante, ci costringe ogni volta che si apre il portafogli ad osservare quel piccolo tesoretto in estinzione, permettendoci maggiore consapevolezza su quanto si è speso e soprattutto su quanto si dovrà ancora spendere.

Così, se una volta calcolata la somma da destinare alle tasse e alle bollette (ma se vogliamo far rientrare anche queste nel limite del contante, nulla ce lo vieta), decidiamo che tra spesa alimentare, abbigliamento, divertimento e quant'altro ci restano 600 euro, preleviamoli all'inizio del mese e mettiamoceli nel portafoglio. Se proprio ci preoccupa andare in giro con una somma così grande, facciamo dei prelievi ogni dieci giorni, senza però discostarci dall'ammontare stabilito.

Certamente non sarà facile avere un risultato immediato, ma in poco tempo questa nuova abitudine a riprendere in mano la moneta ci mostrerà i suoi benefici, rendendoci capaci di pianificare con maggiore oculatezza le spese.

A patto che ci si imponga di osservarla in maniera stretta, come si fa con una dieta. Niente ricorso al bancomat se i soldi finiscono prima del tempo, niente commistione tra tessere e contanti: pagare il conto dal macellaio con la carta di credito e ritrovarsi in tasca le stesse banconote di quando abbiamo messo piede in negozio, non fa che ripresentare il problema.

Sembra una cosa scontata, ma a lungo andare funziona davvero. In attesa che i tempi cambiano, la vecchia banconota può ancora darci una mano.