La carta di credito sembra non conoscere crisi. Considerando la difficile situazione economica attuale, il saldo dell'Imu e i conguagli di fine anno di gas e luce, il Natale 2012 avrebbe dovuto essere all'insegna del risparmio. I dati di Coldiretti nell'analisi annuale Deloitte Xmas Survey 2012 hanno evidenziato una contrazione media dei consumi del 3,7% rispetto a Natale 2011, ma dall'ultima analisi dell'Osservatorio SuperMoney emerge un dato altrettanto interessante. È aumentata la richiesta, + 20% a novembre rispetto allo stesso periodo 2011, di carte di credito.

Dai dati emerge quindi che nonostante il clima di austerity la maggior parte delle famiglie italiane non ha rinunciato ai festeggiamenti, ai doni e quindi al piacere dell'acquisto, e per farlo ha utilizzato il "denaro di plastica". Le carte a pagamento rateale (+35.8% di richieste) o a saldo unico (34%) hanno permesso infatti alle persone senza immediata disponibilità economica nel 2012 di non rinunciare alle proprie spese posticipandone l'addebito al nuovo anno.

Sebbene possa sembrare un comportamento irrazionale, a livello sociologico questo comportamento non stupisce.

Le pratiche di consumo comprendono anche spiegazioni diverse da quelle strettamente connesse al calcolo razionale. Il consumo può infatti essere indipendente dal reddito e dal risparmio perché maggiormente legato a fattori identitari che condizionano l'individuo. È anche attraverso i beni consumati che gli individui esprimono la propria posizione sociale, le scelte dell'individuo sono condizionate essenzialmente dai soggetti con cui entra in relazione e con cui è solito confrontarsi.

Il consumo odierno non risponde a logiche lineari, ma segue piuttosto le esigenze ed i contesti dei consumatori, quello che viene creato è il bisogno di avere bisogno. Il mercato contemporaneo propone in continuazione oggetti del desiderio, producendo così negli individui uno stato di mancanza perenne, chi non riesce a consumare purtroppo rischia di sentirsi emarginato, perché non può partecipare alla "grande festa del consumo". Il consumo può quindi non seguire i principi del calcolo razionale e indurre le famiglie a comportamenti economici imprudenti.