Il furto d'identità? Uno sconosciuto per la maggior parte degli italiani. Quando si parla di furto d'identità - ossia dell'uso fraudolento dei dati altrui, solitamente il numero di carta di credito - gli italiani non sembrano assolutamente avere le idee chiare. Almeno stando ai risultati di uno studio condotto dal Centro di ricerca Cermes Bocconi in collaborazione con Affinion International, multinazionale che fornisce alle aziende servizi e programmi di monitoraggio, reporting e supporto per la protezione e la tutela dei dati personali.

Il 27% del campione interpellato sul furto di identità non sa neanche di cosa si tratti e, tra chi ritiene di saperlo, oltre un terzo confessa di averne solo un'idea approssimativa. Quasi il 50% della popolazione considera addirittura impossibile che qualcuno usi i dati altrui per aprire una linea di debito. Cosa che è capitata, in realtà, al 3,6% del campione. Numeri relativamente piccoli, ma che mostrano che un problema esiste. Allo stesso tempo, tra chi pensa invece che possa capitare, la percezione del rischio è ampiamente sovrastimata: in media il campione pensa che sia già capitato a 18 persone su 100. C'è insomma uno scollamento tra realtà e percezioni.

Quanto all'uso fraudolento di carte di credito o bancomat, il 16% è inconsapevole del rischio, mentre chi ne è consapevole pensa che capiti al 20% degli italiani. In realtà la casistica è di 103 truffati su 800, ossia quasi il 13%. Su come abbiano ottenuto il numero della carta i truffatori, oltre i due terzi delle vittime non sa rispondere. Tuttavia, il 40% di chi lo sa punta il dito contro gli esercizi pubblici, mentre solo il 3% indica come causa l'aver fornito dati in rete. Evidenza, quest'ultima, che mostra tra l'altro come il furto dei dati di carte e bancomat, sembrerebbe avvenire più offline che online.

"Oggi si crede che la protezione dell'identità e dei dati personali sia una tematica esclusivamente digitale e legata alle nuove tecnologie o ai social network", ha evidenziato Giovanna Casale, Country Head di Affinion International in Italia. "I dati ci dicono che invece il rischio è ben più alto offline ma in Italia manca la cultura di tutelarsi da simili frodi, molto più sviluppata all'estero dove la sicurezza per i consumatori è un tema sempre più centrale".