In crescita il numero delle carte prepagate emesse in Italia. Secondo la CPP Italia, filiale della multinazionale inglese specializzata nei servizi di protezione per gli strumenti di pagamento, nel nostro Paese circola il 50% delle carte prepagate di tutta l'Unione Europea.

A partire dal 2007, quando questi strumenti ammontavano a 5,8 milioni, il numero di queste carte ricaricabili è triplicato, raggiungendo alla fine dello scorso anno la quota di 14,2 milioni. In particolare nel 2008 si è registrata una crescita del 41% rispetto all'anno precedente. Allo stesso tempo è aumentato il valore delle transazioni che ha ormai superato i 9 miliardi di euro.

Secondo Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia, il mercato italiano delle carte di credito potrebbe valere nel 2017 addirittura 30,6 miliardi di dollari, diventando non soltanto il principale veicolo del credito al consumo, ma anche lo strumento con cui le aziende pagheranno dipendenti e clienti, e la pubblica amministrazione i servizi pubblici e la distribuzione di benefici sociali.

"Le ragioni di questo successo vanno ricercate - spiega Bruschi - nella scarsa confidenza degli italiani verso le carte di credito tradizionali e gli acquisti via internet e nella volontà di non legarsi a una banca e controllare le spese". Non va dimenticato che in Italia l'uso del contante è ancora molto forte: viene usato nel 90% dei casi contro una media europea del 70%. Se un italiano possiede in media 1,6 carte di pagamento, i giapponesi ne hanno 12 a testa, 6 coreani e americani, e oltre 2 a testa i turchi.

Inoltre, a differenza degli altri Paesi europei, dove questi strumenti di pagamento ricaricabili vengono usati soprattutto come carte regalo o per il pagamento dei mezzi di trasporto, in Italia l'uso delle prepagate è molto più vario. Le usano i genitori per dare una paghetta elettronica ai figli, i viaggiatori per limitare i danni in caso di furto, gli anziani che magari si fidano poco delle banche e non vogliono pagare canoni, gli amanti dello shopping online, ma anche gli immigrati che non hanno ancora grandi disponibilità economiche.