In Italia le carte di credito sono usate sempre meno. Non solo nel 2011 il numero delle carte attive è sceso di circa un milione di unità, ma tra queste più della metà non viene utilizzata dai proprietari. A rivelarlo l'indagine condotta alla fine del 2011 da CPP Italia, filiale della multinazionale inglese specializzata nei servizi di protezione per le banconote elettroniche.

Dati comunque positivi se rapportati al record raggiunto nel 2010. Infatti se nel 2011 il 54% (16,1 milioni) delle carte di credito emesse da istituti di credito e società finanziarie non è stata utilizzata, nel 2010 le carte dormienti erano 19,2 milioni, il 57% del totale, contro il 55% del 2009. Nel 2000 le carte non utilizzate erano il 45% del totale, pari a 7,6 milioni di pezzi. In dieci anni le nuove carte dormienti sono, quindi, triplicate alla media di 1,2 milioni l'anno, con picchi toccati nel 2003 (3 milioni) e nel 2007 (2 milioni).

Già il Bollettino statistico diffuso da Bankitalia nei mesi scorsi metteva in luce lo scarso utilizzo che gli italiani fanno delle carte di pagamento. Lo scorso anno, infatti, il numero delle carte di credito è passato da 14,6 a 13,6 milioni. Viceversa sono aumentati tra gli italiani i bancomat e le carte prepagate. Tuttavia è ancora troppo diffusa l'abitudine ad usare il contante. A confermarlo è proprio la ricerca condotta da CCP Italia secondo cui nel nostro Paese il contante viene utilizzato nel 90% delle transazioni, contro una media dei principali Paesi europei di circa il 70%, mentre il costo medio per singola carta di credito emessa si aggira intorno ai 10 euro. Un vero e proprio fallimento dopo le misure attuate dal Governo Monti per limitare l'uso del contante e scoraggiare l'evasione, tramite la tracciabilità dei pagamenti.