In caso di truffe informatiche che mirano a entrare in possesso dei dati delle carte di credito e che "mietono" sempre più vittime, l'istituto è tenuto a rimborsare il cliente? A fornirci una risposta a questa difficile e spinosa domanda è stato l'Arbitro Bancario Finanziario che, recentemente, ha risolto in favore di un consumatore un caso di phishing nel quale l'intermediario finanziario si era rifiutato di concedere il rimborso richiesto dalla vittima della truffa.

Il caso in questione riguarda un cliente che è stato oggetto di un attacco di phishing e che ha subito la sottrazione, in momenti diversi, di notevoli quantità di denaro. Dopo essersi reso conto dei prelievi non autorizzati, il consumatore ha bloccato la carta di credito secondo le modalità indicate dal gestore. La banca, però, si è rifiutata di effettuare il rimborso perché le operazioni risultavano eseguite a seguito della digitazione della "Password 3D- Secure" relativa alla carta di credito e quindi, a suo dire, erano da considerarsi regolari.

Rivolgendosi alla Confconsumatori di Roma e il titolare del conto corrente è riuscito, infine, a farsi rimborsare e l'Arbitro Bancario Finanziario, come ha dichiarato l'associazione: "ha riconosciuto la responsabilità della banca per non aver predisposto gli idonei sistemi di protezione contro le truffe perpetrate per via telematica".

Si consiglia, quindi, di rivolgersi sempre in caso di disguidi con la propria banca all'Arbitro Bancario Finanziario, che spesso rappresenta un sistema di risoluzione delle liti tra i clienti e le banche e gli altri intermediari. . "Quella dell'Arbitro Bancario Finanziario - ha dichiarato l'avvocato Barbara D'Agostino, presidente di Confconsumatori Roma - è una decisione molto importante perché riconosce, accanto al dovere dell'utente di prestare sempre la massima diligenza nell'utilizzo dei propri codici di accesso al servizio di home banking, anche l'altrettanto fondamentale dovere di diligenza dell'intermediario finanziario nell'adozione di tutte le cautele necessarie per proteggere adeguatamente la clientela dal rischio sempre più frequente di truffe informatiche".