Carte di credito e bancomat potrebbero rappresentare un toccasana per l'economia nazionale, se solo gli italiani si decidessero ad utilizzarle di più: i sistemi di pagamento elettronici, contrastando le transazioni "in nero", potrebbero fruttare allo Stato dai 15 ai 40 miliardi di euro, pari a una quota di Pil che va dallo 0,3 al 3%. Lo dimostra uno studio condotto dall'Ufficio analisi economiche dell'Abi sulla circolazione del denaro contante e sull'utilizzo dei sistemi di pagamento moderni.

Purtroppo l'Italia è ancora in forte ritardo rispetto al resto d'Europa sull'utilizzo delle carte di credito: basti pensare che nel 2008 (anno dei dati più recenti a disposizione) ogni italiano ha effettuato appena 24,5 transazioni elettroniche, contro le 57 portate a termine dai cittadini europei e le 191,1 degli statunitensi. Sempre nel 2008, i pagamenti con carte di credito hanno rappresentato il 40% del totale, un netto miglioramento rispetto al 15% registrato nel 1998, ma ancora troppo poco in confronto con gli altri Stati Ue.

La passione degli italiani per il contante è ancora molto radicata e, stando alla relazione dell'Abi, rappresenta un incentivo per l'economia sommersa. L'arretratezza nella diffusione del "denaro di plastica" è evidente soprattutto nelle regioni con reddito più basso: nel 2008, nel Sud Italia, soltanto il 43,5% dei cittadini era proprietario di un bancomat e appena il 16,2% utilizzava una carta di credito; al Centro i titolari di bancomat salivano al 69,3% e al 32,1% gli utilizzatori di carte; al Nord queste percentuali si attestavano rispettivamente al 74% e al 41,3%.

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